Tribunale di Bergamo – Banca condannata al Pagamento per Indeterminatezza del Tasso applicato

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Sentenza emessa dal Tribunale di Bergamo in data 24 maggio 2016, in una causa relativa ad un conto corrente nella quale si chiedeva, sulla base di perizia SDL, la restituzione delle somme illegittimamente incamerate dall’Istituto di Credito a seguito dell’applicazione di interessi usurari, anatocistici e c.m.s. non dovute.
Il Giudice ha condannato la Banca convenuta a pagare a favore di parte attrice la somma di euro 8.321,51 (così come quantificato dal CTU) oltre interessi legali dalla domanda al saldo, ritenendo non pattuito correttamente il tasso debitore applicato al conto corrente per indeterminatezza.
In particolare, la sentenza rileva che “con riferimento alla contestazione relativa alla mancanza di determinazione del tasso pattuito, il CTU ha verificato che “per il periodo anteriore all’08.07.2002 la pattuizione pro tempore vigente, quella indicata nel contratto di conto corrente (“Massimo 20,25% nominale annuo”) non è stata ritenuta determinata; ne è derivata l’applicazione del tasso sostitutivo BOT come indicato nel quesito (tale questione rileva solo per l’ipotesi che non si applichi la prescrizione)”.
Prosegue pertanto il Giudice: “Si ritiene di condividere la conclusione in punto di indeterminatezza della pattuizione alla quale è giunto il consulente del giudice, atteso che come si evince dalla lettura del contratto di conto corrente con allegata scheda condizioni prodotta da parte convenuta sub doc. 2, il tasso debitore è stato previsto nel “Massimo 20,25% nominale annuo”)”.
In punto di prescrizione, invece, il Giudicante ha statuito che l’eccezione della Banca convenuta è priva di pregio in quanto “è rimasta relegata in termini assolutamente generici, dal momento che la banca si è limitata ad obiettare come la pretese di scomputo avanzate da parte attrice non potessero coinvolgere gli addebiti risalenti a oltre dieci anni l’instaurazione del giudizio, non tenendo conto da un lato dell’orientamento giurisprudenziale consolidato nel senso di ritenere come la prescrizione dell’azione di ripetizione dell’indebito decorra come regola generale dalla chiusura del rapporto di conto corrente, quale rapporto unitario, e non dalla data di ciascuna annotazione in conto”; dall’altro lato il Giudice, richiamata la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 24418/2010, la quale distingue tra rimesse solutorie e ripristinatorie, ha rilevato che “la difesa della convenuta non ha articolato l’eccezione alle somme indebite che sarebbero state pagate dalla correntista in costanza di rapporto, limitandosi a eccepire la prescrizione genericamente con riferimento a tutte le annotazioni risalenti a oltre il decennio”.
Anche le spese del CTU sono state poste a carico interamente della banca.

Causa seguita dall’avv. Andrea Ziletti

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