Tribunale di Bologna – CTU tecnico-contabile su contratto di mutuo

CTU su mutuo – Presenza di clausola di salvaguardia – Verifica del rispetto contrattuale

Il tribunale di Bologna nomina CTU contabile per verificare la pattuizione e la concreta applicazione del tasso di mora in relazione alla clausola di salvaguardia.

Prosegue ed, anzi, si consolida , l’orientamento dei tribunali nel considerare rilevante, ai fini del rispetto della legge antiusura, anche il tasso di mora.
Il Tribunale di Bologna – letta la perizia SDL e letti gli atti al ctu – affida tre distinti quesiti che, riassumendo, accertino la pattuizione della mora nel rispetto della L.108/1996 nonché il rispetto del contratto che prevede la automatica riduzione alla soglia del tasso eventualmente superiore.
La verifica, in caso contrario, del rispetto dei singoli tassi alla soglia l.108/1996.
L’ordinanza, che può apparire semplice, in realtà apre a talune riflessioni.
In primis, il momento della verifica del rispetto della soglia è quello della pattuizione contrattuale (quindi non dell’effettiva applicazione).
La mente va ai provvedimenti di autorevoli tribunali che, un anno or sono, precisarono che il tasso di mora doveva essere effettivamente applicato (Milano, Napoli) e che salvavano il contratto, perché contenente la clausola di salvaguardia (ovvero il tasso di mora non deve mai superiore la soglia usuraria, Napoli).
Ogni mente può capire che le tesi cozzano tra loro.
Se la clausola di salvaguardia prevede un tasso X pari alla soglia X al momento dell’inadempimento, viene meno la tesi dell’effettiva applicazione, perché è sufficiente applicare quel tasso X anche allo o,oooo1% per sforare nell’usura.
La mora non si sostituisce all’interesse corrispettivo contenuto nella rata, ma si aggiunge (nei contratti è previsto) – Questa è matematica. Non diritto.
Il terzo quesito è emblematico.
Il compito di “un diverso calcolo che contenga gli interessi, anche di mora, nei limiti del tasso soglia “ si presta ad una doppia lettura, riconducibile a quella dell’ormai famosa sentenza 350 della Cassazione.
Si parla di sommare i tassi (calcolo degli interessi anche di mora) ovvero della verifica dei distinti tassi nel rispetto della soglia?
Come noto il dibattito dottrinario e giurisprudenziale sulla sentenza 350/2013 di Cassazione si fonda su una lettura diversa del termine “anche”.
La Suprema Corte indica che ai fini della verifica del tasso usura occorre tenere conto anche dei tassi moratori
(quando la legge 24/2001 indica tutti gli interessi a qualsiasi titolo, perché escludere quelli moratori)?
Ovvero, come la pensiamo noi, ex art. 644 c.p. si deve tenere conto di tutti gli interessi e commissioni, anche della mora (nel cumulo), ovvero il peso del finanziamento.
Certo è che la 350 non tiene conto della diversa natura da qualcuno ipotizzata, dei due diversi interessi: corrispettivo e mora (uno come remunerazione del capitale ed uno a carattere penitenziale per il ritardo).
Ma recita testualmente di MAGGIORAZIONE dello spread sul corrispettivo.
La maggiorazione (spread) è punitiva, sanzionatoria e va sommata all’interesse corrispettivo.
Quindi tiene conto del costo effettivo del finanziamento (art. l644 co. 3).
L’ordinanza del tribunale di Bologna non lo chiarisce, ma apre e compie un altro passo avanti.
Un anno fa anche la semplice mora veniva esclusa dal calcolo del TAEG per la verifica della legge antiusura, seguendo le Istruzioni Banca d’Italia, che va ricordato non sono fonte normativa (Appello Milano 328372013; Trib.Roma 1661/2014; Trib.Padova 2660/2014)

Causa avv. Massimo Meloni con la preziosa collaborazione dell’avv. Gualtiero del Foro di Modena

Di seguito il provvedimento integrale
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http://www.sdlcentrostudi.it/wp-content/uploads/2015/03/Tribunale-di-Bologna-CTU-contabile.pdf