Tribunale di Bolzano – Cancellazione della Segnalazione in Centrale Rischi

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In data 26.01.2016, il Collegio del Tribunale di Bolzano ha accolto, integralmente un reclamo proposto dallo Studio Legale Riccio, incardinato da un correntista, ai fini dell’immediata cancellazione della segnalazione a “sofferenza” presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, effettuata ad opera di un istituto di credito.
Illustrando brevemente i fatti, si significa che, a fondamento del citato reclamo, il cliente assumeva di aver precedentemente notificato ed iscritto a ruolo un provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
Si faceva espresso riferimento ai due elementi fondamentali di ogni procedura d’urgenza: il fumus bonis iuris ed il periculum in mora.
A suffragio del primo -c.d. non manifesta infondatezza della domanda- si informava il Giusdicente adito della pendenza di un precedente ed autonomo giudizio, incardinato con atto di citazione innanzi alla medesima Autorità Giudiziaria, avente la finalità di ottenere l’accertamento di somme indebitamente trattenute dall’ente bancario segnalante, per il considerevole di importo di oltre 2 milioni di euro, su un rapporto di conto corrente, in ragione di interessi illegittimi ed usurari, secondo una puntuale perizia contabile di parte suffragata da una seconda perizia, a maggiore riprova della bontà e veridicità della prima.
Si indicava al Giudice adito che le somme oggetto della segnalazione fossero al vaglio della magistratura e che il mancato pagamento del presunto credito posto a fondamento della segnalazione era da ricondursi ad una precisa volontà di non adempiere, in conseguenza della litigiosità del credito.
In altri termini, il cliente/correntista non adempieva volontariamente alla richiesta della Banca perché sub judice.
Questa difesa evidenziava come la situazione del cliente fosse ben lontana dai presupposti richiesti per la segnalazione a “sofferenza” sulla scorta delle relative Istruzioni della Banca d’Italia.
A riprova si compiegavano agli atti molteplici documenti comprovanti la solvibilità del segnalato in ragione delle di lui risorse finanziarie e delle consistenza patrimoniale, sia mobiliare, sia immobiliare e, soprattutto, dell’assenza di debiti di diversa natura.
Pertanto, si dimostrava la presenza del fumus boni iuris nel mancato rispetto, da parte della Banca, della disciplina vigente in materia.
A riprova del periculum in mora, si comprovava la chiusura a cascata della fonti di credito bancario e della fondata probabilità di prosciugare le risorse finanziare personali, con evidenti ripercussioni negative per la società.
In altri termini, il cliente lamentava l’illegittimità della prefata segnalazione a “sofferenza” sull’assunto della mancata verifica della propria solidità e l’insussistenza delle condizioni di criticità con le conseguenze devastanti che ne derivano.
Orbene, il provvedimento del Collegio tirolese risulta degno di menzione per diversi motivi.
In primis, si fa notare all’attento lettore che la motivazione che regge il convincimento del giudice si basa su un granitico orientamento della Suprema Corte di Cassazione secondo il quale che ai fini dell’appostazione a sofferenza del credito sia necessaria una valutazione della complessiva situazione patrimoniale del cliente (Cfr. Cass. Civ. Sez. 1, sent. n. 15609/2014; Cass. civ. n. 7958/2009; v. anche Cass. civ. n. 21428/2007).
Pertanto, per il Collegio adito, la segnalazione “non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal volontario inadempimento, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza”.
Si ricorda che per una segnalazione in sofferenza alla Centrale dei Rischi, lo stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente), di cui all’articolo 5 della Legge Fallimentare e situazioni sostanzialmente equiparabili, devono essere necessariamente interpretate in un senso levior, senza, cioè, fare necessario riferimento all’insolvenza intesa quale situazione di incapienza, ovvero di definitiva irrecuperabilità del credito.
E non potrebbe essere diversamente.
Il Collegio continua precisando la circostanza che nel caso di specie si era al cospetto di “una precisa volontà di non adempiere, in conseguenza della “litigiosità” del credito”. Ma, a ben vedere, il mancato pagamento del credito della reclamata, non è tuttavia, da solo, sufficiente a giustificare la segnalazione in questione, trattandosi di inadempimento volontario di un credito “litigioso” o, più precisamente, scaturente da un rapporto negoziale oggetto di controversia giudiziale.
Pertanto, si considerava la litigiosità del presunto credito della Banca e la circostanza che sarebbe frustrata l’utilità del servizio di centralizzazione dei rischi se il debitore potesse essere legittimamente appostato a sofferenza soltanto qualora versasse in uno stato di decozione, poiché gli altri intermediari si troverebbero nell’impossibilità di attivarsi in tempo utile per cautelare la propria posizione.
Ne consegue che una volta provata la solidità del cliente segnalato il ricorso d’urgenza è meritevole di accoglimento.
In secundis, si rileva un aspetto non propriamente pacifico in giurisprudenza, attinente al periculum in mora.
Ebbene, il Collegio trentino, oltre a centrare in pieno la normativa di riferimento, ha avuto il coraggio di indicare la realtà dei fatti quando statuisce che: “la segnalazione in sofferenza alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia va, infatti, ad incidere sull’immagine commerciale della società segnalata e comporta, inoltre, una difficoltà di accesso della medesima al mercato creditizio, rischiando di pregiudicare irrimediabilmente la prosecuzione dell’attività economica”.
Pertanto, i rifiuti di nuovi finanziamenti e nuove garanzie da parte di diversi istituti di crediti, prontamente segnalati in Tribunale, si ritenevano corrispondenti al vero.
Per l’effetto, secondo la ricostruzione collegiale “la segnalazione in sofferenza presso la Centrale dei Rischi costituisce, infatti, una circostanza idonea a mettere in dubbio la solvibilità del cliente e ciò anche quando la sua situazione finanziaria complessiva non sia, in realtà, da valutarsi in maniera negativa, con le conseguenti ripercussioni sull’attività d’impresa”.
Alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali, appare ormai chiaro l’indirizzo giurisprudenziale per cui per poter effettuare una segnalazione “a sofferenza” l’istituto di credito deve necessariamente verificare -in concreto- la complessiva situazione finanziaria del cliente. In mancanza, sussiste il periculum che consente di adire l’Autorità Giudiziaria, anche con la procedura d’urgenza.
Avevamo già scritto che, a seguito di una segnalazione illegittima, il periculum potrebbe considerarsi in re ipsa atteso che un’ingiusta segnalazione produce di per sé un danno al soggetto segnalato, consistente nell’impossibilità di accesso al credito con effetti addirittura permanenti.
Con la presente pronuncia il cliente potrà incardinare il giudizio di merito per il risarcimento di tutti i danni subiti (e subendi) dall’ingiusta segnalazione.
Ci si chiede se non sia arrivato il tempo per la modifica della disciplina attinente le segnalazioni presso la Centrale dei Rischi, considerato che in Parlamento penda, tra l’altro, un’attenta proposta di modifica legislativa.

Avv. Biagio Narciso
per Studio Legale Riccio

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