Tribunale di Torino – Ammissione CTU

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Ci pregiamo di produrVi il provvedimento ottenuto presso il tribunale di Torino dall’avvocato Gnocato Elio, di seguito e il suo relativo commento:

 

L’ordinanza emessa dal giudice Dominici è importante perché valuta positivamente questi elementi:

1) Ammissibilità della domanda di accertamento in un conto corrente aperto;

2) Interesse ad agire del correntista a proporre detta domanda;

3) Esclusione totale anatocismo post 2014. Detto elemento è già sufficiente a disporre CTU.

4) Apertura in punto prescrizione (accenno velato sulla sua non proponibilità per le rimesse ripristinatorie in un conto corrente in essere.

 

Il cambio di valutazione è evidente.

Rispetto alle sentenze sino ad oggi emesse che prevedevano l’assenza totale di istruttoria e la soccombenza a seguito di discussione orale.

Le suddette aperture conseguono agli appelli promossi e la valutazione anche solo prospettata della Corte d’Appello.

Partiamo da un caso analogo (sempre dott.ssa Dominici), in cui si è avuta soccombenza totale e per il quale ho promosso appello per i seguenti motivi che riporto ad uso comune:

MOTIVI

I

L’ERRATA VALUTAZIONE E QUALIFICAZIONE GIURIDICA DELL’AZIONE RADICATA DALLA PARTE APPELLANTE

Si legge nella parte motiva della sentenza che “la domanda di accertamento non è diretta a verificare se la rideterminazione del saldo avrebbe consentito una maggior disponibilità della provvista ….. posto che nella prospettazione attorea si limita a richiedere l’accertamento delle dedotte ragioni di nullità, la ripetizione di quanto indebitamente percepito e il risarcimento del danno”.

L’interpretazione fornita dal Giudice non è condivisibile, tantè che la parte appellante non si è limitata alla sola domanda di ripetizione dell’indebito, né ha voluto attribuire ad essa un carattere preponderante rispetto alle altre domande.

Detta valutazione appare infatti parziale, illogica, superficiale ed incongruente (in primis) rispetto al semplice dettato letterale delle conclusioni assunte dall’appellante in primo grado.

L’appellante ha infatti chiesto sin dall’atto introduttivo del giudizio che venisse accertata e dichiarata la nullità e/o l’invalidità e/o la inefficacia totale o parziale dei contratti, anche per mancanza di forma

scritta ex art. 118 T.U.B per i motivi dedotti in narrativa e che per l’effetto venisse rideterminato il dare–avere tra le parti in costanza del rapporto, ordinando il ricalcolo sugli interi rapporti secondo legge, senza anatocismo ex sentenza Cass. S.U. n. 24418/10 (in subordine su base annuale), con esclusione del conteggio trimestrale degli interessi e del tasso ultralegale ed usurario, e della commissione di massimo scoperto.

Ciò sul presupposto di fatto, certo poiché non contestato ovvero pacificamente ammesso dalla convenuta che il conto corrente oggetto di causa fosse al momento dell’introduzione del giudizio “in essere”.

Residuando giammai, conformemente ai dettami della Suprema Corte rinvenibili nella Sentenza n. 24418/10 la domanda di ripetizione dell’indebito oggettivo per le sole rimesse ritenute di natura “solutoria”.

Ed invero la parte appellante ha chiesto sin dall’atto introduttivo la condanna della Banca convenuta, in persona del legale rappresentante pro tempore, alla restituzione delle somme indebitamente addebitate e/o riscosse per l’importo ritenuto di giustizia e/o che emergerà dall’espletanda istruttoria.

Pertanto la parte appellante non ha affatto – o comunque non ha solo – chiesto la ripetizione dell’indebito ma ha chiesto IN VIA PRINCIPALE l’accertamento della nullità parziale del contratto – anche per mancanza della forma scritta ex art. 118 T.U.B. – con conseguente richiesta (e relativa statuizione – accertamento di natura costitutiva) avente ad oggetto la rideterminazione del dare – avere tra le parti e del saldo (e quindi l’esatta determinazione delle poste attive/passive e quindi l’indebito appostamento di somme a debito nel c/c) con previo ordine del relativo ricalcolo, da effettuarsi mezzo CTU contabile, del c/c senza anatocismo, tasso ultralegale ed usurario, CMS ecc..

La suddetta azione, qualificabile come accertamento costitutivo del saldo (comprensiva dell’accertamento negativo di quanto indebitamento preteso e applicato dalla Banca) è senz’altro ammissibile poiché AUTONOMA e conforme ai principi di cui alla Sent. S.U. n. 24418/10, nonché rispondente ad un interesse attuale (art. 100 c.p.c.) della parte di vedersi determinato l’eventuale saldo debitorio in conformità della legge e al contratto (ove esistente).

Ciò premesso la suddetta domanda di accertamento costitutivo del saldo risulta ammissibile.

Nonché giustificata (v. infra) da un attuale interesse del correntista di vedersi determinato il saldo debitorio conformemente alla legge sul presupposto (fondamentale) dell’avvenuta revoca degli affidamenti (circostanza dedotta dalla controparte con lettera di revoca del 7.2.13 – doc. 20) e richiesta di immediato rientro”.

Abnorme e sproporzionata rispetto al tema decidendum appare la lunga disamina giurisprudenziale riferita al rigetto della domanda di ripetizione peraltro relativa alla sole “eventuali” rimesse solutorie.

IV

L’ERRATA PRONUNCIA CIRCA LA MANCATA SUSSISTENZA DELL’INTERESSE AD AGIRE EX ART. 100 C.P.C. IN CAPO ALL’APPELLANTE ALLA LUCE DELLE RISULTANZE DI CAUSA

 

V

IN OGNI CASO: L’OMESSA ED ERRATA VALUTAZIONE DI CIRCOSTANZE FATTUALI EMERSE NEL CORSO DEL GIUDIZIO DA CUI CONSEGUE L’INCONGRUITÀ ED ILLOGICITÀ DELLA SENTENZA IMPUGNATA. OMESSA VALUTAZIONE DELL’AFFIDAMENTO CONCESSO.

I motivi devono essere valutati unitamente poiché strettamente connessi.

Entrambi comprovano l’illogicità e l’incongruenza dell’assunto infra dedotto causato in parte da una errata valutazione giuridica delle sue premesse, in parte dalla mancata valutazione di elementi di fatto peraltro pacificamente ammessi dalla controparte.

Ed inveronon è condivisibile l’assunto per il quale “Nel caso di specie la società correntista richiede un accertamento costitutivo del saldo previa rettifica delle progressive poste attive e passive in funzione di una maggiore disponibilità per i rapporti di apertura di credito. Tale domanda di accertamento non è diretta a verificare se la rideterminazione del saldo avrebbe

consentito una maggiore disponibilità della provvista in quanto parte attrice non ha provato tale circostanza né ha dedotto un interesse concreto ed attuale ad averlo peraltro ben difficile a prospettarsi posto che nella prospettazione attorea si limita a richiedere l’accertamento delle dedotte ragioni di nullità, la ripetizione di quanto indebitamente percepito e il risarcimento del danno”.

I motivi sono molteplici.

In primis si precisa che la parte appellante non si è limitata alla domanda di ripetizione dell’indebito ma ha formulato domanda di accertamento negativo del saldo in via principale ed autonoma.

Nel merito si richiama quanto dedotto nel punto I.

Tale domanda è ammissibile poiché supportata da una valido interesse ad agire ex art. 100 c.p.c..

Interesse riscontrabile nel vedersi determinato l’eventuale saldo debitorio in conformità alla legge e al contratto ove esistente (ex art. 118 TUB) con conseguente ricaduta sulle successive scritturazioni in corso di rapporto.

Nonché nel vedersi rideterminare il saldo in vista di una maggior disponibilità della provvista.

L’interesse pertanto è duplice ed implicito nella domanda formulata.

Sia come accertamento del debito da effettuarsi secondo i parametri e nel rispetto dei canoni di legge e del contratto.

Sia come accertamento dell’ammontare della provvista sempre secondo i canoni di legge e del contratto in vista del suo utilizzo.

L’errore delGiudicante è duplice.

Da un lato, a riprova di una costante, miope valutazione delle domande TUTTE formulate dalla parte appellante (peraltro rinvenibile in più punti della sentenza impugnata), in quanto sembra prediligere la residuale domanda di restituzione omettendo di valutare compiutamente l’istanza di rideterminazione del saldo (v. sopra) dedotta in via principale ed autonoma.

Dall’altro nel ritenere non provata l’esistenza della provvista (ovvero del fido) nonostante le circostanze fattuali emerse nel corso del giudizio.

Ed invero è la stessa parte convenuta ad ammettere la circostanza dell’esistenza del fido posto che produce al doc. 20 (allegato alla comparsa) la lettera di revoca “7.02.2013 della Filiale delle due linee di credito per Euro 105.000,00 ciascuna per smobilizzo portafoglio commerciale e per anticipo fatture senza cessione del credito firmate dal cliente in pari data”.

Al doc. 9 (allegato alla comparsa) “concessione 20.10.2009 di linea di credito transitoria per anticipi su fatture senza cessione del credito di Euro 100.000,00”.

Al doc. 12 (allegato alla comparsa) “”diminuzione 6.4.12 dell’importo della linea di credito continuativa per apertura di credito in conto corrente da Euro 41.500,00 a 40.000,00”.

Al doc. 13 (allegato alla comparsa) “concessione 6.04.2012 di linea di credito continuativa per smobilizzo portafoglio commerciale di Euro 105.000,00 e copia concessione 6.04.2012 di linea di credito continuativa per anticipi su fatture senza cessione del credito di Euro 105.000,00”.

Al doc. 18 (allegato alla comparsa) “concessione 7.2.2013 linea di credito isolata per anticipi su fatture senza cessione del credito di Euro 20.000,00”.

Al doc. 19 (allegato alla comparsa) “concessione 7.2.2013 della linea di credito in conto corrente di Euro 40.000 valida fino al 30.09.2013”.

Da quanto sopra emerge pertanto l’esistenza dell’affidamento concesso (a più riprese e per diversi importi ) e la sua revoca.

Nonché del debito esistente che sempre secondo quanto dichiarato dalla parte convenuta in data 30.05.2014 era pari ad Euro 44.427,37.

Somma contabilizzata successivamente alla revoca dell’affidamento e quindi assimilabile ad una rimessa SOLUTORIA e quindi ripetibile nonostante la sussistenza del rapporto in essere.

Analizzando poi gli estratti conto (in atti prodotti dalla parte attrice) si evidenzia rispetto al fido concesso:

– un saldo a debito di Euro 21.557,01 al 31.03.2003;

– un saldo a debito di Euro 33.080,08 al 30.06.2003;

un saldo a credito di Euro 22.019,01 al 31.12.2003;

– un saldo a debito di Euro 15.712,21 al 31.03.2004;

– un saldo a credito di Euro 92.811,60 al 30.09.2004;

un saldo a credito di Euro 36.773,82 al 31.12.2004;

– un saldo a debito di Euro 21.642,17 al 30.06.2005;

un saldo a credito di Euro 41.820,21 al 30.09.2005;

un saldo a credito di Euro 67.647,53 al 31.12.2005;

– un saldo a debito di Euro 11.184,59 al 31.03.2006;

un saldo a credito di Euro 464.557,36 al 30.06.2006;

– un saldo a debito di Euro 15.247,94 al 30.06.2006;

un saldo a credito di Euro 67.033,30 al 31.12.2006;

un saldo a credito di Euro 19.480,02 al 31.03.2007;

un saldo a credito di Euro 13.224,15 al 30.06.2007;

– un saldo a debito di Euro 9.746,66 al 31.12.2007;

un saldo a credito di Euro 48.946,04 al 31.03.2008;

un saldo a credito di Euro 8.099,89 al 30.06.2008;

un saldo a credito di Euro 609,49 al 31.12.2008;

un saldo a credito di Euro 58.829,25 al 30.06.2009;

– un saldo a debito di Euro 34.446,77 al 30.09.2009;

– un saldo a debito di Euro 42.981,19 al 30.12.2009;

– un saldo a debito di Euro 24.509,11 al 31.03.2010;

– un saldo a debito di Euro 31.202,44 al 31.06.2010;

un saldo credito di Euro 4.229,01 al 30.09.2010;

– un saldo a debito di Euro 43.791,61 al 30.06.2011;

– un saldo a debito di Euro 5.549,22 al 30.09.2011;

un saldo credito di Euro 9.262,93 al 30.12.2011;

– un saldo a debito di Euro 553,17 al 31.03.2012;

– un saldo a debito di Euro 33.924,29 al 30.06.2012;

– un saldo a debito di Euro 37.257,24 al 31.12.2012.

 

Anche in tal caso per quanto sopra dedotto almeno per i trimestri “a credito” si ritiene che le rimesse siano “solutorie” e pertanto ripetibili nonostante la sussistenza del rapporto in essere.

Fatto salvo il confronto -di facile soluzione -dello sbilancio in negativo dei rimanenti trimestri rispetto al fido accordato (vedasi le suddette pattuizioni).

Fatto salvo il periodo precedente al 31.03.2003 per cui (v. infra) la Banca non ha consegnato al Cliente nonostante la richiesta effettuata ex art. 119 TUB alcun estratto conto, né ha prodotto il contratto ab origine stipulato in data 19.02.1996.

Di tali elementi il Giudicante non ha tenuto debitamente conto.

In subordine a quanto sopra edotto si ritiene comunque riscontrabile una “fido di fatto”, laddove analizzati gli estratti conto prodotti, emergono elementi univoci a determinare la sussistenza di un affidamento quali addebito interessi passivi, CMS, saldo negativo.

Conforme Sentenza Corte d’Appello di Torino n. 322/12 (doc. 4).

 

VI

SUL RIGETTO E L’INAMMISSIBILITÀ DELL’ECCEZIONE DI PRESCRIZIONE FORMULATA DALLA PARTE APPELLATA

L’eccezione di prescrizione sollevata dalla parte appellata laddove riferita a rimesse solutorie deve essere respinta perché sfornita di prova (v. sopra).

Deve altresì essere respinta poiché inammissibile laddove riferita a rimesse ripristinatorie contestate dal correntista relative ad un conto corrente in essere il cui saldo è oggetto di accertamento costitutivo e rideterminazione.

Ed invero sempre a mente della Sentenza di Cassazione Sez .Unite n. 24418/10 “qualora i versamenti eseguiti dal correntista inpendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista il termine di prescrizione dell’azione di ripetizione decorre dalla data in cui è stato estinto il conto corrente in cui gli interessi non

dovuti sono stati registrati. Solosu tale momento sussiste infatti un pagamento indebito”.

Nel caso de quo il rapporto di conto corrente è in essere.

La prescrizione pertanto non può operate se riferita alle rimesse ripristinatorie appostate indebitamente in un conto corrente in essere dicui si chiede la rideterminazione del saldo.

Tali rimesse non essendo ancora qualificate “indebiti pagamenti” non sono ripetibili.

Quindi la relativa azione di indebito pagamento non è ancora esperibile e pertanto non è prescrivibile.

Errato ed illogicoè quanto dedotto dal Giudicante per il quale relativamente alla “rideterminazione del saldo sotto il profilo della capitalizzazione trimestrale degli interessi nel periodo anterire alla nota delibera CICR 9.02.2000 e del superamento del tasso soglia ex l.108/96 … è stata tempestivamente sollevata dalla banca convenuta l’eccezione di prescrizione”.

Conforme è la Sentenza n. 223/15 del Tribunale di Urbino(doc. 5).

***

Come si può notare il cambio di valutazione è del tutto evidente.

Ringrazio.

Cordiali saluti.

Avv. Elio Gnocato

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