Tribunale di Milano – Accoglimento Reclamo – Ordinanza del 25.02.2015

OGGETTO: Accoglimento reclamo, Tribunale di Milano, n.r.g. XXXXX/2014

Con ordinanza del 25/02/2015 il Tribunale di Milano (VI sezione civile, n.r.g. XXXXX/2014), in composizione collegiale, nella persona del presidente dott.ssa XXXXX XXXX, ha accolto il reclamo, presentato dallo scrivente difensore, nell’interesse del sig. XXXXXXXXXXX, avverso la XXXXXXXXX s.p.a., quale procuratrice della XXXXXXXXX s.p.a.
Siamo al cospetto di un gravame interposto avverso il provvedimento, col quale lo stesso foro aveva ritenuto di rigettare un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c., con cui si era richiesta la cancellazione di una segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi, effettuata dallo stesso istituto di credito.
Orbene, il collegio, dando pieno riscontro alle prospettate doglianze, ha – si ripete – in toto accolto il reclamo, evidenziando come la condotta dalla Banca sia stata improntata a disinvolta superficialità. Sono motivazioni di fatto e di diritto a connotare l’ordinanza de qua: – il collegio adito ha evidenziato una marchiana anomalia, concretatasi nell’aver proceduto ad una segnalazione a sofferenza ben un anno e sette mesi dopo la costituzione in mora formalizzata al cliente, senza che, medio tempore, si siano riscontrati mutamenti qualitativi e quantitativi della sua posizione economica; – ha, evidentemente, improntato il proprio decisum al rispetto del sacro principio, in virtù del quale un operatore di settore non può procedere a segnalazione a sofferenza senza aver effettuato un approfondito e dettagliato esame della complessiva situazione finanziaria del correntista [rectius, mutuatario]. A tal riguardo, lo scrivente difensore ha modestamente contribuito, nei diversi fori in cui opera, alla cristallizzazione di un parametro ermeneutico certamente fondante: “L’istituto segnalante è tenuto, in ogni caso, ad appurare, con il grado di diligenza richiesto dal secondo comma dell’art. 1176 c.c., la sussistenza di una condizione di complessiva e grave (ossia non transitoria) difficoltà economica del soggetto segnalato, giacché solo questo tipo di verifica rende legittima la comunicazione alla Centrale Rischi in relazione alle esigenze informative dalla stessa curate. Ciò significa naturalmente che la banca deve attenersi sempre alla regola secondo la quale l’appostazione a sofferenza non può scaturire automaticamente da un mero ritardo nel pagamento del debito (contro l’automaticità della segnalazione vedi anche Trib. S. Maria Capua Vetere 05.03.2009 – 28.05.2009), giacché è pur sempre indispensabile una valutazione complessiva della situazione finanziaria del cliente, in vista della quale, anzi, ben può pretendersi che lo stesso intermediario attivi almeno un canale di diretta interlocuzione con il cliente, in modo da consentire una delibazione delle ragioni sottese all’esposizione e da permettere al cliente medesimo di contribuire all’istruttoria che l’istituto deve, comunque, effettuare prima della segnalazione” (ex multis, Tribunale di Nocera Inferiore, giudice estensore dott. Bartolomeo Ietto).
Il Tribunale di Milano, nella specie, non ha potuto fare a meno di smentire clamorosamente il giusdicente estensore dell’ordinanza di rigetto, ribaltandone clamorosamente il contenuto, in particolare per il fatto che il cliente “ha ottenuto un ingente credito bancario, per la somma di € 8.000.000,00, a fronte di garanzie ipotecarie. Tale elemento dimostra che il soggetto è stato ritenuto meritevole di affidamento bancario per un importo considerevole e la circostanza è rilevante ai fini della valutazione della questione qui controversa […] In definitiva, la valutazione complessiva della situazione patrimoniale di cui è titolare XXXXX non consente, allo stato, un giudizio di insolvenza”.
Preme sottolineare, con le presenti brevi note, che il foro meneghino ha, ormai da qualche tempo, assunto le vesti di colui il quale, nell’esercizio della sua funzione giudicante, adotta un atteggiamento di sostanziale pregiudizio e preconcetto, riconoscendo limitato valore alle problematiche bancarie, implicitamente schierandosi dal lato del più forte (gli istituti di credito), spesso svilendo le legittime doglianze del contraente debole (il mutuatario e/o il correntista). Questa difesa, tuttavia, avvalendosi dell’inscalfibile supporto delle proprie conoscenze dottrinali ed interpretative, che essa stessa sommessamente concorre a formare, riesce anche a “vincere in trasferta”, laddove è evidentemente più complicato riportare i pur meritati successi.
Il tutto, come ovvio, contribuisce al buon nome non solo di chi scrive, ma anche di chi, con ammirevole impegno e dedizione, ha creato una fitta rete di operatori del diritto, che fungono da supporto e sostegno per coloro i quali avvertono il bisogno di tutelare la propria posizione giuridica, a fronte di condotte delle banche sovente discutibili, se non proprio del tutto illegittime.

Per avv. Biagio Riccio, avv. Giuseppe Bonavolontà

Di seguito, ordinanza succitata

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