Tribunale di Milano – Anatocismo e Piano di Ammortamento “alla francese”

La sentenza in commento risulta estremamente importante ai fini dell’annosa questione in ordine alla legittimità del fenomeno dell’anatocismo, in tema di contratti di mutuo ipotecari stipulati in ossequio alla normativa sul credito fondiario contenuta nel Testo Unico Bancario, per i quali comunemente gli istituti di credito applicano il cd. ammortamento alla francese, ossia la capitalizzazione composta degli interessi, creando di fatto una situazione di palese violazione dell’art. 1283 Codice Civile.

Per comprendere la portata innovativa della sentenza di merito che ci si appresta a commentare, è opportuno brevemente ripercorrere i passi salienti della questione interpretativa relativa all’anatocismo applicato nei rapporti bancari successivi al II trimestre del 2000.

Il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio con la Delibera del 9 febbraio 2000, al fine di “sanare” gli innumerevoli contenziosi aventi ad oggetto l’applicazione dell’anatocismo in violazione dell’art. 1283 c.c. con conseguente sostituzione, in virtù dell’art. 1284 terzo comma c.c., del tasso contrattualmente previsto con quello legale, aveva considerato legittima la capitalizzazione composta degli interessi se applicata sia nel calcolo degli interessi attivi e passivi e prevista contrattualmente tra le parti, a partire dal II trimestre del 2000.

Sennonché la normativa in questione avente carattere regolamentare non può derogare, per ragioni
attinenti alla gerarchia delle fonti, ad una norma codicistica quale quella individuata nell’art. 1283 c.c. né tantomeno all’art. 120 TUB.

Il profilo interpretativo in ordine all’efficacia della normativa regolamentare delegata contenuta nella delibera del CICR è venuto meno a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale sulla previsione normativa di cui all’art. 25, comma terzo del D.Lgs. n° 342/ 1999 che ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale rendendo così di fatto nulla e priva di efficacia la delega regolamentativa al CICR.

In questo contesto, pertanto, la previsione contrattuale della capitalizzazione trimestrale degli interessi attivi e passivi è da ritenersi una clausola vietata dalla normativa di legge anche se prevista contrattualmente (in tal senso: Cass. Civ. sentenza 2374/1999; Cass.Civ. sentenza 3096/1999; Cass.Civ. sentenza 12507/1999, vedasi tra l’altro anche giurisprudenza di merito: Tribunale di Lecce, Sezione Seconda Civile del 17.11.2014, vedasi, TribH11ale di Pescara, sentenza del 3 giugno 2005 Giudice dott. Falco; Tribunale di Mantova, sentenza del 21 gennaio 2005 Giudice dott. Bernardi).

L’orientamento giurisprudenziale di cui sopra è stato confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 4 novembre 2004, n. 21095, la quale ha definitivamente sancito l’illegalità della corresponsione degli interessi, percepiti dalla banca, anatocisticamente, e quindi il divieto di capitalizzazione trimestrale degli interessi da parte degli enti creditizi.

Pertanto in presenza di clausole contrattuali relative alla capitalizzazione trimestrale degli interessi da parte dell’istituto di credito convenuto, in ragione della giurisprudenza di legittimità sopra richiamata, le suddette devono ritenersi nulle in quanto in deroga al divieto di cui all’art. 1283 c.c.

Nella vicenda in esame la domanda formulata dalla parte attrice si fondava essenzialmente sulla declaratoria di nullità (seppur parziale) della clausola contenuta in due distinti contratti di mutuo stipulati con lo stesso istituto di credito relativamente alla previsione del piano di ammortamento “alla francese” sotto il duplice profilo della indeterminatezza e indeterminabilità di tale clausola (ex art. 1346 c.c.) e, in conseguenza dell’applicazione di tale piano di ammortamento, dell’effetto anatocistico in violazione dell’art. 1283 c.c.

I quesiti che sono stati sottoposti dal Tribunale di Milano al Consulente Tecnico d’Ufficio, in piena coerenza con quanto argomentato dalla parte attrice, risultano aderenti all’interpretazione giurisprudenziale che si è affermata in sede di Corte di Cassazione in ordine al fenomeno dell’anatocismo, non ancorandosi, come spesso si vede nelle aule di giustizia, a quelle eccezioni formulate dalla banca convenuta fondate sulla delibera del CICR.

In particolare il Giudice Istruttore nel fornire i quesiti al CTU ha espressamente richiesto un accertamento diretto a stabilire se:

1. le pattuizioni relative agli interessi di cui ai due contratti di mutuo controversi presentino elementi di indeterminatezza;
2. tali pattuizioni comportino effetti anatocistici;
3. in ogni caso, la concreta applicazione di tali clausole da parte della convenuta abbia comportato violazione dei parametri negoziali.

Procedendo poi in caso di risposta affermativa ai quesiti di cui sopra a determinare un piano di ammortamento a tasso legale con quote capitali costanti, calcolando altresì la differenza tra l’ammontare dovuto in base a tale piano e quanto pagato dall’attrice per le rate già corrisposte.

Le clausole oggetto di esame da parte del CTU possono sintetizzarsi nei seguenti termini:

” … il tasso di interesse, sarà preso a base per il calcolo delle quote di rimborso del capitale nel caso l’ammortamento inizi prima della scadenza del primo triennio ed anche per il triennio successivo in caso di prosecuzione a tasso variabile … “; ” … le semestralità saranno calcolate col sistema dell’ammortamento di un prestito a rate costanti, basato sulla formula matematico finanziaria, nota nella tecnica finanziaria come ”sistema francese” … “; ” … il tasso d’interesse è variabile … “.

I risultati a cui è giunto il CTU sono meritevoli di attenzione in quanto potenzialmente applicabili ad altre situazioni posto che, nella stragrande maggioranza dei casi, i contratti di mutuo contengono la previsione testuale di tali clausole.

Orbene, secondo quanto affermato dal CTU nella vicenda in esame, le clausole in discussione pur apparendo di per sé analitiche si risolvono, da un punto di vista matematico-finanziario, in enunciati non danti luogo ad una univoca applicazione ma richiedenti la necessità di una scelta interpretativa tra più alternative possibili, ciascuna delle quali comportante l’applicazione di tassi di interessi diversi: il che vale a dire che tali clausole, da un punto di vista giuridico, non soddisfano il requisito della determinatezza o determinabilità del loro oggetto, richiesto dalla disciplina dei contratti ex artt. 1418, 1346 c.c. a pena di nullità, come costantemente affermato, in materia di mutuo, dalla giurisprudenza di legittimità (cfr. ad esempio Cass. Civ. sentenza n. 12276/2010, secondo la quale “affinché una convenzione relativa agli interessi sia validamente stipulata ai sensi dell’art. 1284 terzo comma c.c. che è norma imperativa, deve avere forma scritta ed un contenuto assolutamente univoco in ordine alla puntuale specificazione del tasso di interesse”.

Le conclusioni a cui è giunto il CTU sono state fedelmente riportate nella parte motiva della sentenza da parte dell’organo giudicante il quale ha dichiarato la nullità per indeterminatezza delle clausole determinati il piano di ammortamento c.d. alla francese dei due contratti di mutuo ai sensi dell’art. 1419 c.c. per violazione dell’art. 1346 c.c. e in coerenza con quanto previsto dall’art. 1284 c.c. il piano di ammortamento dei due contratti è stato rideterminato sin dall’inizio del rapporto di mutuo con la clausola sostitutiva di cui al terzo comma dell’art. 1284 c.c. per cui gli interessi saranno dovuti nella misura legale.

Quanto sopra esposto ci consente di giungere alle seguenti riflessioni conclusive.

In primo luogo, la previsione del piano di ammortamento alla francese preferita dagli istituti di credito per quanto concerne il rimborso del capitale erogato a titolo di mutuo, deve assolutamente condurre il professionista chiamato ad esaminare tale contratto, ad una valutazione in ordine all’inserimento nell’atto di citazione della domanda relativa alla nullità parziale ex art. 1419 c.c. della clausola contenente tale previsione, per violazione degli artt. 1346 c.c.

In secondo luogo, in considerazione anche della recente pronuncia del Tribunale di Lecce, Sezione Seconda Civile, del 17 novembre 2014 (che ha di fatto dichiarato l’invalidità della pattuizione contrattuale prevedente la capitalizzazione composta degli interessi perché contraria alla norma imperativa di cui all’art. 1283 c.c.), la sentenza in commento deve far riflettere in ordine alla tematica, a volte dimenticata stante la presenza del fenomeno sicuramente più grave dell’usura nei contratti di mutuo (già presente in sede di pattuizione con l’applicabilità dell’art. 1815 secondo comma c.c. circa la gratuità del negozio giuridico), dell’anatocismo su cui ancora oggi, più del passato, è necessario portare avanti tale “battaglia” nonostante le sacche di resistenza da parte delle banche in ordine alla legittimità di tale prassi secondo la Delibera del CICR del 2000.

Avv. Michele Gallucci

In allegato il provvedimento in esame

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