Tribunale di Milano – Dichiarazione di Usurarietà del Tasso di Mora per Superamento del Tasso Soglia

rigetto_fallimento

Si trasmette la sentenza resa dal Tribunale di Milano in data 17.03.2016, con la quale il Giudice ha dichiarato l’usurarietà del tasso di mora per superamento del tasso soglia, richiamando – a suffragio della propria decisione – la sentenza n. 350 del 2013, resa dalla Cassazione Civile, nonché la Legge n. 24/2001, confermate dalla Sentenza della Corte Costituzionale del 25.02.2002, n. 29.
Si tratta di un grande passo avanti, stante le distanze prese dal Giudice dalla comunicazione resa dalla Banca D’Italia in data 3.07.2013, ai sensi della quale: “in assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi moratori, la Banca D’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo”.
Tale sentenza dovrà essere appellata, al fine di conseguire l’applicazione dell’art. 1815, comma 2° c.c.. anche agli interessi corrispettivi e non solo a quelli di mora (per il caso che la soglia di usura sia stata superata dal tasso di mora).
Infatti, con la modifica dell’art. 1815 c.c. ad opera della Legge 108/96, si è voluto porre un più stringente presidio all’usura, sanzionando in maniera incisiva la pattuizione di interessi usurari, senza distinzione alcuna fra interessi corrispettivi ed interessi di mora.
Dal riferimento indifferenziato dell’art. 1815 c.c. agli interessi, senza alcuna distinzione della relativa natura, la Corte D’appello di Venezia fa discendere l’applicazione della sanzione prevista a tutti gli interessi, sia corrispettivi che moratori: “L’art. 1815, comma 2, c.c., esprime un principio giuridico valido per tutte le obbligazioni pecuniarie e a seguito della revisione legislativa operata dall’art. 4 della Legge 7/03/1996 n. 108 e dalla Legge n. 28/2/01, n. 24 – di conversione del D.L. 29/12/2000 n. 394 – esso prevede la conversione forzosa del mutuo usurario in mutuo gratuito, in ossequio all’esigenza di maggiore tutela del debitore e ad una visione unitaria della fattispecie, connotata dall’abbandono del presupposto soggettivo dello stato di bisogno del debitore e ad una visione unitaria della fattispecie , connotata dall’abbandono del presupposto soggettivo dello stato di bisogno del debitore, a favore del limite oggettivo della “soglia” di cui all’art. 2, IV comma, della stessa legge n. 108/96. Diversamente da quanto dedotto nella motivazione della sentenza impugnata, la sanzione così stabilita dell’abbattimento del tasso di interesse applicabile si applica a qualunque somma fosse dovuta a titolo di interesse legale o convenzionale, sia agli interessi corrispettivi che agli interessi moratori”.
Nel corpo della sentenza si legge che: “Come fondatamente allegato da parte attrice, invece, in relazione al contratto di mutuo in oggetto il tasso di mora convenuto, pari al 10,5% (cfr. doc. 1 att. punto 5) è superiore al tasso soglia in vigore, pari al 9,945%. Ne deriva che il tasso di interesse corrispettivo convenuto in contratto non ha natura usuraria, mentre gli interessi di mora convenuti superano il tasso soglia. A questo punto deve ricordarsi che, con norma di interpretazione autentica, l’art. 1, comma 1, decreto-legge n. 394/2000, conv. da legge n. 24/2001, ha stabilito che si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento. Ciò che rileva in questa sede è l’espresso riferimento del legislatore agli interessi pattuiti a qualunque titolo e quindi anche a titolo di interessi di mora, come già più volte riconosciuto anche dalla Corte di Cassazione (v. ad es. Cass. 5324/2003 e 350/2013).”
Il Giudice così conclude: “accerta e dichiara la nullità della clausola relativa alla determinazione del tasso di mora, contenuta al punto 5 del contratto di mutuo stipulato tra le parti in data 13/11/2000, a rogito del notaio per l’effetto dichiara che in relazione a tale contratto di mutuo non sono dovuti interessi di mora; condanna parte convenuta a rimborsare in favore di parte attrice le spese di giudizio che liquida in euro 4.180,00 per compensi oltre al 15% per spese generali, CPA ed IVA”.

Avv. Donatella Loda

Scarica il Documento