Tribunale di Milano – rimessione in istruttoria

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NOTA ALL’ORDINANZA DEL GIUDICE EMESSA NELL’AMBITO DEL PROCEDIMENTO ISCRITTO AL R.G, PENDENTE DINANZI AL TRIBUNALE DI MILANO

Nell’anno 2014 la società B5 SRL instaurava un giudizio R.G. 10526/2014 dinanzi al Tribunale di Milano, Giudice XXXXXXXX, nei confronti dell’Istituto di credito, con patrocinio dell’Avv. Riccardo Guarino (che sostituiva i precedenti avvocati direttamente nella fase della precisazione delle conclusioni) al fine di vedersi riconosciuto il proprio diritto alla ripetizione delle somme indebitamente percepite dalla banca per effetto della violazione, da parte di quest’ultima, della normativa dettata in tema di contratti bancari.

Le domande dell’attrice si basavano principalmente sull’elaborato peritale commissionato alla società “SDL CENTROSTUDI”, specializzata nel settore bancario.

A sostegno delle istanze attoree gli avvocati di parte attrice chiedevano al Giudice di ordinare alla banca convenuta l’esibizione di tutti i documenti in suo possesso, e afferenti il rapporto di conto corrente oggetto di causa.

All’esito dell’esibizione documentale, chiedeva, altresì, l’attrice, di disporre una CTU contabile al fine di confermare le risultanze emerse dall’elaborato peritale e, quindi, di accertare, previa acquisizione di tutta la documentazione contabile e negoziale (anche di eventuali convenzioni, pattuizioni, missive esistenti presso l’Istituto di credito stipulante relative ai rapporti oggetto di causa):

  1. la violazione del disposto di cui all’art. 1283 c.c.;
  2. L’esatto saldo dei conti;
  3. L’ammontare degli estratti anatocistici riferiti agli interi rapporti;
  4. Il TEG applicato, mondato di tutti i costi e le spese;
  5. Le competenze rinvenienti da altre linee di credito;
  6. La competenza di massimo scoperto per tutta la durata dei conti e gli interessi su di essa lucrati;
  7. Se l’Istituto di Credito abbia commesso il reato di usura travalicando il tasso soglia trimestrale così come fissato nei decreti ministeriali.

L’Istituto di Credito si costituiva regolarmente in giudizio, chiedendo l’integrale rigetto delle domande attoree e, tra queste, la domanda di ammissione della CTU contabile, ritenendo che la stessa avrebbe avuto un contenuto ed un fine meramente esplorativo.

Nel corso del giudizio, il giudice veniva sostituito da un GOT, il quale respingeva la richiesta rinviando la causa ex art. 281 sexies c.p.c.

La causa veniva assegnata alla dott.ssa XXXX in sostituzione definitiva del Giudice dott.ssa XXXXX, la quale, nel confermare il diniego di ammissione della CTU contabile, rinviava la causa all’udienza della precisazione delle conclusioni, e quindi, assegnava alle parti i termini ex art. 190 c.p.c., previsti dal codice di rito per la predisposizione degli atti conclusivi del processo (comparsa conclusionale e memoria di replica).

La causa veniva presa in carico dall’avv. Riccardo Guarino, del foro di Napoli, il quale provvedeva alla stesura delle memorie ex art. 190 c.p.c.

Nella comparsa conclusionale, dopo una puntuale quanto esaustiva discettazione in ordine alle conseguenze giuridiche connesse alla violazione della normativa dettata in materia bancaria, in contestazione a tutto quanto eccepito e argomentato dalla banca avversa, ritenendo ingiustificato il diniego espresso in relazione alla richiesta di esibizione documentale ex art. 210 c.p.c., e di ammissione della CTU contabile, l’avvocato napoletano reiterava le istanze istruttorie.

In particolare, l’avvocato Guarino definiva incomprensibili le ragioni del diniego, soprattutto in considerazione del latente disaccordo che caratterizzava le posizioni delle parti, ed in particolare, in considerazione delle note critiche mosse dalla Banca all’operato del consulente tecnico di parte nominato dall’attrice, la società “SDL CENTROSTUDI”.

A fondamento della propria richiesta, l’avvocato dell’attrice evidenziava che la Consulenza Tecnica d’Ufficio rappresenta uno strumento indispensabile al fine di dimostrare la fondatezza delle domande attoree.

Infatti, contrariamente a quanto sostenuto da controparte nei propri scritti difensivi, la CTU avrebbe avuto un contenuto tutt’altro che esplorativo, essendo tesa, attraverso l’analisi della documentazione inerente al rapporto oggetto di contestazione prodotta dalle parti, a rideterminare il saldo di conto corrente, nonché i rapporti di dare/avere.

Inoltre, il CTU avrebbe avuto il compito di verificare se vi sia stata pattuizione ed applicazione, dall’apertura del conto, di un tasso di interesse passivo superiore al tasso soglia, le commissioni di massimo scoperto ed ogni altro onere connesso alla concessione del credito del calcolo del TEG secondo quando previsto dall’art. 644 c.p.

Da tali verifiche poi, il CTU avrebbe dovuto rideterminare i saldi finali, escludendo, ab origine, qualsivoglia addebito di interessi, così come specificato negli scritti difensivi.

Dunque, la Consulenza Tecnica di Ufficio, nell’ambito del processo de quo, risultava essere assolutamente necessaria ai fini della soluzione del caso di specie, essendo, la materia oggetto di causa, caratterizzata da particolare complessità che, per l’effetto, richiedeva l’apporto della conoscenza e della competenza di un esperto in materia contabile.

Grazie alle argomentazioni formulate nella comparsa conclusionale dall’Avv. Riccardo Guarino, il Giudice, con ordinanza del 22.7.2016, disponeva la revoca dell’ordinanza con cui il GOT, in sostituzione del giudice xxxx, non ammetteva le prove rinviando la causa per precisazione delle conclusioni.

Con predetta ordinanza, il Giudice ordinava, quindi, alla banca di depositare in giudizio il contratto di conto corrente oggetto di causa e sue successive modificazioni nonché contratto di apertura di credito e sue successive, disponendo, quindi la remissione della causa sul ruolo, riportando, quindi, la causa allo stato dell’esame documentale, al termine del quale, non si esclude la possibilità di ammettere la CTU contabile, riaprendo di fatto il processo.

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