Tribunale di Pavia – Sentenza di condanna della Banca MPS – riconoscimento spese di lite, di CTU e di perizia

Pavia

Sentenza di cui all’allegato ottenuta sul Tribunale di Pavia dall’Avv. Andrea Ziletti, che ha portato grande giovamento al comune cliente, in quanto, a fronte di un debito pari ad euro 104.763,17, È EMERSO PER IL CLIENTE UN VANTAGGIO PARI COMPLESSIVAMENTE AD EURO 154.747,96.

A CIÒ SI AGGIUNGA CHE LA SENTENZA HA CONDANNATO LA BANCA CONVENUTA AL PAGAMENTO DELLE SPESE DI LITE NELLA MISURA DELLA METÀ, NONCHÉ DI PARTE DELLE SPESE PER LE PERIZIE SDL ED, INTEGRALMENTE, LE SPESE DI CTU

Sentenza emessa dal Tribunale di Pavia in data 16 marzo 2017, in una causa relativa a due conti correnti nella quale si chiedeva, sulla base di perizie SDL, la restituzione delle somme illegittimamente incamerate dall’Istituto di Credito a seguito dell’applicazione di interessi usurari, anatocistici e c.m.s. non dovute.
Il Giudice, a fronte dei saldi negativi dichiarati dalla Banca convenuta pari, rispettivamente, ad euro 46.804,86 e ad euro 57.958,31, ha accertato e dichiarato, anche sulla base delle risultanze della CTU, che il rapporto dare/avere del primo conto corrente è di euro 4.608,69 a debito del correntista mentre, per il secondo conto corrente, è di euro 54.593,49 a credito del correntista.
Il Tribunale, inoltre, ha compensato per metà le spese di lite ponendo a carico della banca la restante parte, ponendo comunque a carico della Banca sia parte delle spese di CTP sia, integralmente, le spese di CTU.
In particolare, il Giudice ha rigettato, innanzitutto, l’eccezione di nullità dell’atto di citazione.
Infatti, recita la sentenza in commento, “Dal contenuto dello stesso e dalle relative conclusioni si comprendono quali sono le cause dei due contratti di conto corrente di corrispondenza di cui l’attore deduce la nullità e le specifiche ragioni delle stesse, tanto che la banca convenuta si è compiutamente difesa”.
Il Giudicante, inoltre, ha ritenuto altresì infondata l’eccezione di prescrizione relativamente ad uno dei conti correnti oggetto di causa, aperto il 29.09.1993.
Infatti, risultano provati i limiti dei diversi affidamenti concessi sul detto conto e il CTU ha quindi accertato che tutte le rimesse asseritamente solutorie erano nei limiti degli affidamenti vigenti, con funzione quindi ripristinatoria degli affidamenti stessi.
Il Tribunale ha, poi, accertato che i conti correnti prevedevano la capitalizzazione di interessi anatocistici.
Essendo i conti oggetto di causa aperti entrambi nel 1993, quindi anteriormente alla entrata in vigore della nota delibera CICR del 24.02.2000, il Giudice ha rilevato che la banca non ha prodotto alcunché circa la prova dell’adeguamento dei contratti alla predetta delibera CICR o, comunque, circa la sottoscrizione delle suddette clausole da parte del correntista.
Si ricorda, infatti, che le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati anteriormente alla predetta delibera restano disciplinate, secondo i principi che regolano la successione delle leggi nel tempo, dalla normativa anteriormente in vigore, come opportunamente osservato dalla Cassazione (S.U. Sent. n. 21095/04; cfr. anche Cass. n. 1222 del 20.08.2003).
Successivamente, la Cassazione (Sent. n. 4093 del 25.02.2005; Sent. n. 25016 del 30.11.2007) ha ribadito che, in tema di capitalizzazione, la sentenza della Corte Costituzionale n. 425/2000, dichiarando la illegittimità per violazione dell’art. 76 Costituzione, del comma 3 art. 25 D.lgs. 342/99 e del conseguente art. 7 della Delibera che prevedeva le condizioni di sanatoria, ha reso applicabile la normativa anteriormente in vigore, con nullità delle preesistenti clausole anatocistiche per violazione dell’art. 1283 cod.civ.
Quindi, ne consegue che perdurano per i contratti in essere gli effetti di nullità della clausola.
Tornando al caso di specie, la sentenza in commento ha pertanto escluso ogni forma di capitalizzazione degli interessi.
Il nominato Consulente Tecnico d’Ufficio ha, pertanto, correttamente, rideterminato il rapporto di dare/avere tra le parti con esclusione degli interessi anatocistici, rilevando altresì il superamento dei tassi soglia ai fini dell’usura in uno dei conti correnti oggetto di causa.
A seguito di tutto ciò, il Giudice ha accertato e dichiarato la nullità delle clausole relative alla capitalizzazione degli interessi anatocistici in entrambe i contratti nonché il superamento del tasso soglia relativamente ad uno dei conti correnti.
Per l’effetto, in accoglimento della domanda di parte attrice di accertamento negativo diretta a rideterminare i rapporti di dare/avere tra le parti, esaminata la perizia del CTU, il Giudice ha rideterminato i detti rapporti come sopra specificato.
Interessante è quanto rileva la sentenza circa la domanda di accertamento negativo: “In relazione a tale domanda sussiste sempre un interesse ad agire, trattandosi di una domanda diretta a rideterminare il corretto rapporto di dare e avere fra le parti espungendo somme non dovute dal correntista alla banca per l’effetto dell’applicazione di clausole contrattuali nulle”.
All’esito di quanto sopra, come già accennato, il Tribunale ha compensato per metà le spese di lite, ponendo a carico della Banca sia parte delle spese per le perizie depositate dall’attrice sia, integralmente, le spese di CTU.

Tribunale di Pavia – Condanna Banca MPS