Tribunale di Pesaro – Rigetto Opposizione della Banca e Condanna alle Spese Processuali

La sentenza che precede ha per oggetto un’opposizione a decreto ingiuntivo con cui la ditta opponente contestava il procedimento monitorio instaurato dalla Banca, ritenendosi gravemente lesa dal comportamento illegittimo e scorretto di essa banca che, a seguito di repentina e non motivata revoca degli affidamenti richiedeva, con decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo il pagamento di € 116.483,97, oltre agli interessi maturati al tasso del 10% dal 24.05.2012 sino al saldo effettivo, nonché spese legali e competenze.
La ditta opponenda fondava la propria contestazione sull’esistenza – evidente- di un collegamento negoziale fra esso contratto di apertura di credito ed il successivo contratto di mutuo fondiario; difatti, con detti contratti, chiaramente avvinti da un unico nesso teleologico, veniva da subito conferito alla cliente, all’unico fine di realizzazione di un progetto edificatorio di lottizzazione che prevedeva la realizzazione di n. 12 ville unifamiliari, l’importo di euro 350.000,00 (100.000,00 con contratto di apertura di credito e 250.000,00 con il contratto di mutuo fondiario cui sarebbe seguito a stato avanzamento lavori la somma di euro 250.000,00 come stipulato con atto pubblico ripassato tra le parti).
In sede di opposizione la ditta opponente sollevava una serie di questioni assolutamente non approfondite dal Giudicante in sentenza e, per certi versi, completamente omesse e spiegava anche domanda riconvenzionale ritenendo affatto motivata la mancata erogazione da parte della Banca delle somme stipulate per contratto tra le parti, con le conseguenze che da detto comportamento sarebbero e sono derivate alla ditta opponente ossia la paralisi dell’attività economica con evidente danno di cui si chiedeva – vanamente – il risarcimento, come da quantificazione del proprio perito di parte che, indicando tre voci di danno: danno per fermo cantiere, danno per aumento dei costi e danno subito per mancata vendita e rendita dell’azienda, lo quantificava in oltre un milione e settecento mila euro.
Nelle more della controversia la ditta, a mezzo del proprio legale, anche al fine di valutare un’eventuale composizione della questione – mai peraltro rimessa in mediazione dal Giudice di merito – richiedeva alla Banca opposta, a mezzo raccomandata A/R, la rendicontazione delle operazioni contabili e finanziarie e dei servizi bancari relativi ad entrambi i contratti.
Anche detta richiesta, peraltro riproposta al Giudice nella fase istruttoria con richiesta di esibizione della detta documentazione e riformulata in sede di p.c., veniva completamente ignorata sia dalla Banca che dal Giudicante il quale si limitava, con ordinanza, a rigettare le richieste istruttorie, ritenendole superflue.
Vieppiù il Giudicante, in sentenza, motivava l’assenza di attività istruttoria considerando inutili le prove per testi chieste dall’opponente “essendo volte a dimostrare non l’intento comune, ma gli scopi e le motivazioni personali di un solo contraente” (Sic!)
È opportuno considerare che la difesa della Ditta opponente indicava come teste, fra i tanti, l’allora direttore della Banca, ossia chi stipulava con la ditta in oggetto i due contratti, anche detto testimone veniva considerato inidoneo ad “offrire elementi utili”.
Nessuna motivazione sussiste, fra l’altro, sulla mancata nomina del ctu richiesta da questa difesa ed insistita nell’istanza di revoca dell’ordinanza istruttoria depositata.
Le due vicende contrattuali, lo si ripete, sono simultaneamente connesse e da considerarsi come un unico sinallagma, atteso che la cliente non avrebbe mai stipulato il primo contratto se non in previsione di ricevere ulteriore e cospicua “finanza” con il mutuo edilizio.
E’ quindi indubbio che: 1) la cliente esercente attività di “lavori generali di costruzioni di edifici” venne legalmente costituita in data 1° giugno 2007; 2) che, dopo i necessari tempi di progettazione ed autorizzazione, la stessa, nelle precitate forme e per i noti scopi, in data 27 novembre 2007, ebbe a concordare con la banca opposta, per il necessario allestimento del cantiere edile, una prima somma di denaro a ciò necessario, somma pari ad €.
100.000,00, erogata nelle forme dell’apertura di credito e, successivamente, per la realizzazione degli edifici da porre in vendita, in data 6 giugno 2008, il mutuo fondiario di €. 500.000,00.
La succinta sentenza del tribunale di Pesaro si è limitata ad escludere il collegamento negoziale ritenendo – a suo dire – inesistente l’elemento soggettivo del collegamento negoziale, poiché a detta del Giudicante “non sussiste nella fattispecie la comune volontà delle parti circa il coordinamento dei contratti”.
La questione avrebbe meritato un maggiore approfondimento da parte del Giudicante che, ha peraltro completamente omesso di valutare alcune richieste dell’istante e, senza alcuna motivazione chiara, ha rigettato le domande della ditta immobiliare, ditta immobiliare che, ricordiamolo, si trasfonde in un privato cittadino pensionato.
Nessuna condizione è mutata dall’erogazione degli affidamenti ad oggi, se non la realizzazione – tutta documentata – di buona parte del cantiere, la costruzione di pali, fondamenta, fabbricati ora lasciati al grezzo ed abbandonati all’incuria, a causa dello scarso “senso di valutazione iniziale” della Banca, che ha deciso, inopinatamente e senza l’esistenza di condizioni oggettive concrete, di revocare, a lavori avviati, gli affidamenti, gettando nel baratro la ditta che ad oggi, non riesce ad affrontare i creditori e si ritrova con un’esposizione debitoria pesante, con la conseguente ed inevitabile perdita di tutto ciò che ha conquistato con i sacrifici di una vita, non da ultimo la tranquillità e la salute.

Avv. Maria Luisa Palladino

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