Tribunale di Torino – Appostazioni illecite sulle commissioni ed usura, quando la Banca è condannata a pagare

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È con viva soddisfazione che Vi inoltriamo la sentenza positiva ottenuta dall’Avv. Elio Michele Gnocato sul Tribunale di Torino, che ha portato grande giovamento al comune cliente.
Vi invitiamo a leggere con attenzione anche il commento esplicativo del collega qui di seguito:

Spett.le SDL, allego sentenza ottenuta presso il Tribunale di Torino nei confronti della Banca Unicredit S.p.a. La sentenza è positiva. Il dispositivo prevede la condanna dell’istituto bancario al pagamento di Euro 238.494,69. La non debenza per i garanti/fideiussori dell’importo di Euro 189.223,07. Il pagamento delle spese di mediazione oltre al rimborso delle spese legali. La parte motiva merita approfondita valutazione. Precisando che l’ammontare della condanna suddetta deriva da illecite appostazioni a titolo di CMS ed usura. Su tale ultimo punto vi è una presa di posizione netta in contrasto con quanto di recente statuito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 12965/16, tanto cara agli istituti di credito. Nel merito si illustra l’iter procedurale nel quale il Giudicante, all’esito dell’udienza ex art. 281 sexies ha rimesso in istruttoria la causa con ammissione della CTU, previo accoglimento di quanto dedotto nell’istanza ex art. 177 c.p.c. formulata, nella quale, a fronte dell’assunto per il quale la consulenza tecnica di parte risulta infondata poiché considera gli interessi legittimamente capitalizzati ai fini del calcolo dell’usura, si è dimostrato che tale addendo risulta ininfluente nel calcolo del superamento del tasso soglia visto l’ammontare degli ulteriori addendi, quale CMS, spese, che necessariamente devono essere inseriti nel TEG. La CTU è stata svolta secondo un doppio criterio. La formula è quella utilizzata dalla Banca d’Italia. La variante risale nell’utilizzo delle istruzioni tempo per tempo vigenti e quella secondo la formula agosto 2009 anche per il periodo pregresso. La differenza è sostanziale. Posto che nel primo caso si escludono le CMS nel computo del TEG, nel secondo no. Quindi anche per il periodo pregresso al 2009 (e quindi discostandosi dalla indicazioni tempo per tempo emesse dalla Banca d’Italia) devono essere computate nel calcolo del TEG le CMS oltre oneri ecc con espresso riferimento alla norma penale 644 c.p. Il doppio conteggio è stato ulteriormente duplicato secondo una valutazione che prevedeva nel caso di trimestri “usurati” la riconduzione la tasso soglia degli stesso, ovvero lo storno complessivo ex art. 1815 c.c. Dopo ampio dibattito la modalità di conteggio adottata prevede l’applicazione della formula Banca d’Italia con inserimento CMS e oneri ex art. 644 c.p. per tutto il periodo di indagine e l’applicazione dell’art. 1815 c.c. Da ultimo occorre valutare la motivazione di “critica” rispetto al principio espresso nella sentenza Cassazione 12965/16. Sulla base di ciò è stato formulato giusto motivo d’appello. *** Abstract: L’art. 2bis, comma 2 D.Ln. 185/2008, introdotto con Legge di conversione n.2 del 2009, è norma di interpretazione autentica dell’art. 644, comma 4 c.p. L’esclusione delle CMS nel computo del TEG, trova giustificazione nel principio non condivisibile che la Legge n. 2/2009 abbia portata innovativa, e dunque non sia applicabile retroattivamente. A tal fine viene richiamata la sentenza della Cassazione n. 12965 del 22.06.2016. Sul punto il Tribunale di Torino con la sentenza n. 2129 del 20.04.2017, confuta l’orientamento della Corte di Cassazione sentenza n. 12965 del 22.06.2016 a tenore del quale , allo scopo di valutare il superamento del tasso soglia , non debba tenersi conto delle CMS, deducendo come: “La predetta sentenza non possa costituire un punto di svolta….” . In particolare, il Giudice Torinese evidenzia come la tesi della Corte, richiamata nella sentenza appellata, contrasti con altra nota pronuncia della Cassazione Penale n. 12038 del 2010, laddove si dispone che il tenore letterale dell’art. 644, comma 4 c.p. impone di considerare, ai fini della verifica dell’usurarietà, tutti gli oneri connessi all’utilizzo del credito. Tra cui deve essere, senza ombra di dubbio, compresa la “commissione di massimo scoperto”. Per l’effetto, il Tribunale di Torino conclude affermando che: “anche la CMS deve essere tenuta in considerazione quale fattore potenzialmente produttivo di usura, essendo rilevanti ai fini della determinazione del tasso usurario tutti gli oneri che l’utente supporta in relazione all’utilizzo del credito, indipendentemente dalle istruzioni o direttive della Banca d’Italia (circolare della Banca d’Italia 30.09.1996 e successive) in cui si prevedeva che la CMS non dovesse essere valutata ai fini della determinazione del tasso effettivo globale degli interessi, traducendosi in un aggiramento della norma penale che impone alla legge di stabilire il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (Tribunale di Torino, sentenza n. 2129 del 20 aprile 2017). *** Emergono i seguenti principi: 1) Le CMS sono nulle per indeterminatezza se non prevedono la base di calcolo su cui calcolarle. N.B. Tutto ciò emerge dalla lettura del contratto di conto corrente. Il problema (per le banche) è riscontrabile nel 50% minimo dei contratti analizzati; 2) Ai fini del calcolo dell’usura le CMS devono essere computate per tutto il periodo di indagine, unitamente alle spese e oneri ex art. 644 c.p.; 3) In caso di usura si applica l’art. 1815 c.c. per i trimestri in cui è riscontrata e non solo in caso di usura Ab origine; 4) Ai garanti e fideiussori si estendono i relativi benefici ottenuti nella fase di accertamento. A disposizione porgo cordiali saluti. Avv. Elio Michele Gnocato.

Tribunale di Torino – 4 maggio