Tribunale di Trento – Ordinanza del 02.10.2014

Nota all’ordinanza emessa dal Tribunale di Trento in data 02.10.2014

Con ricorso ex art. 615 c.p.c. dd. 19.05.2014 e contestuale istanza di sospensione dell’esecuzione, i debitori esecutati proponevano opposizione nei confronti del creditore procedente, al fine di ottenere dichiarazione d’improcedibilità della procedura esecutiva immobiliare azionata sub. RG. ES. xxx/2012, attesa la nullità del titolo esecutivo e l’applicazione di interessi usurari ab origine di cui all’atto di apertura di credito fondiario in conto corrente dd. 29.12.2008.
Con ordinanza d.d. 15.07.2014, il G.E. rigettava l’istanza, non ravvisando la sussistenza di un apprezzabile fumus, e la violazione del tasso soglia nella determinazione degli interessi, essendo stati convenuti, quelli moratori “in sostituzione e non in aggiunta a quelli corrispettivi”.
Avverso l’ordinanza veniva pertanto proposto reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. dd. 30.07.2014, ove veniva ribadita nuovamente:
a) l’inidoneità del contratto di apertura di credito in conto corrente a costituire valido titolo esecutivo, con conseguente nullità degli atti compiuti;
b) la nullità della clausola relativa agli interessi, attesa l’usurarietà degli stessi.

La linea difensiva della Banca, ampiamente confutata e disattesa dal Collegio, si è invece spiegata da un lato, per la sussistenza del requisito di certezza del credito vantato e dall’altro lato, per la non usurarietà degli interessi pattuiti, stante “asseriti” errori di calcolo e d’individuazione del tasso soglia.
Con ordinanza dd. 2.10.2014, il Tribunale di Trento, in composizione Collegiale, ACCOGLIEVA il reclamo proposto dai debitori esecutati, sospendendo l’esecuzione forzata.
Al riguardo il Collegio ha avuto modo di evidenziare come il contratto di apertura di credito fondiario in conto corrente, azionato in via esecutiva dall’istituto di credito, non sia riconducibile nell’alveo applicativo dell’art. 474 c.p.c., poiché lo stesso “non ha ad oggetto un credito esattamente determinato e, quindi, liquido”.
Prosegue il Collegio, “al momento della stipula non vi è stata (come nel mutuo) effettiva erogazione di una determinata somma di denaro a favore dei correntisti, laddove la xxxxxxxxxxxx dichiarava di concedere un finanziamento fino alla concorrenza massima della somma capitale di € 300.000,00 per la durata di 19 mesi (…). Si vede bene allora che il contratto in sé non indica un credito liquido, dipendendo la quantificazione del credito della xxxxxxxx dall’entità delle somme concretamente utilizzate dai correntisti, ed essendo invece necessario il rinvio ad altra documentazione. Il contratto non appare pertanto idoneo a costituire titolo esecutivo, a nulla valendo la prospettata non contestazione delle somme richieste per capitale né l’inerzia serbata dagli esecutati per alcuni anni dopo la notifica del precetto contenente quella indicazione del credito, atteso che una condotta processuale siffatta non può sopperire all’inesistenza, che è invece sostanziale, di un titolo per un credito esattamente liquido nel suo ammontare come l’art.474 c.p.c. impone”.
Il Collegio, pertanto, ha dichiarato l’INESISTENZA sostanziale del titolo posto a fondamento del pignoramento immobiliare, sospendendo conseguentemente la procedura esecutiva, non potendo peraltro la stessa procedere sulla base dei soli interventi depositati medio tempore dagli ulteriori creditori, essendo intervenuti in una procedura NULLA (Sezioni Unite dd. 07 gennaio 2014 n. 61).
Ciò posto, il Giudice dell’Esecuzione, con ordinanza dd. 28.10.2014 disponeva la sospensione delle vendite con e senza incanto relative ai beni immobili pignorati, fissate per il giorno 14.11.2014.

Avv. Danilo Pezzi

Di seguito il provvedimento

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