Unicredit sotto accusa a Bari: ecco come si rovina una azienda sana

Bancarotta fraudolenta: è questa l’accusa per cui la procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 dirigenti e manager di Unicredit, tra cui l’AD Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, ora presidente di Mps. Lo conferma
L’udienza preliminare non è ancora stata fissata dal gup che dovrà decidere sulle richieste del pubblico ministero.
unicredit

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Il crac di cui parliamo è quello di una società, la barese Divania,. La Procura di Bari ha condotto una delicata indagine, adottando tecniche da antimafia, sulle cause del fallimento dell’industria Divania, che prima del crac dava lavoro a 430 operai. I vertici della banca hanno ingannato il proprietario di Divania, Francesco Parisi, inducendolo a sottoscrivere oltre 200 contratti derivati che, in pochi anni, hanno portato la società al dissesto e al successivo fallimento. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2000 e il 2005. L’accusa-base è dunque di bancarotta a causa di derivati-trappola, «falsamente presentati come contratti a costo zero» che in realtà hanno esposto l’azienda a «rischi illimitati».
I vertici di Unicredit – secondo l’accusa – hanno indotto Parisi a “compiere operazioni dolose a seguito delle quali la società veniva esposta a rischi di perdite potenzialmente illimitate (per 15 milioni di euro, ndr) e dal compimento delle quali derivava il dissesto della società che successivamente (nel 2011, ndr) falliva”
Oggi l’iniziale ipotesi di corruzione in atti giudiziari, a carico dei professionisti, si allarga allo stesso gruppo bancario che, nel 2011, ha erogato 235 mila euro ciascuno ai due periti. E lo ha fatto, per l’accusa, proprio quando la causa stava per essere definita in favore di Unicredit grazie ai risultati di quella perizia sui derivati. Ma invece di decidere, il tribunale ha annullato la perizia e ha trasmesso gli atti alla Procura, segnalando le anomalie di quella parcella, mai autorizzata dai giudici e molto superiore alle tariffe previste dalla legge.
Intanto, il gruppo di Piazza Gae Aulenti «conferma la piena fiducia nell’operato della magistratura ». E precisa che «la prima a fornire l’assenso alla quantificazione dei compensi dei consulenti della Procura, proposta il 5 dicembre 2008 dai due consulenti per un importo che poteva variare da un minimo di 142 mila a un massimo di 213 mila euro cadauno — si legge in una nota di Unicredit — fu proprio Divania in data 24 febbraio 2009; salvo poi non provvedere al pagamento. Un mese dopo aderì anche UniCredit». Il gruppo ricorda che «la perizia in questione è stata redatta da due diversi consulenti tecnici ed è perfettamente in linea con l’esito di altre due perizie (Ctu) redatte nell’ambito della stessa vicenda».
Oggi, mentre si attende la decisione del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio dei responsabili di Unicredit in un’altra vicenda che coinvolge Divania, con le accuse di truffa, falso e concorso in bancarotta, riparte da zero la maxicausa civile, con l’affidamento dell’incarico a un nuovo perito.