Usura, nel Taeg va o no incluso anche il tasso moratorio?

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“Usura, nel Taeg va o no incluso anche il tasso moratorio?” Una querelle che infiamma la giurisprudenza

Cari colleghi,
come sappiamo la giurisprudenza di merito è ondivaga – per non dire divisa – su questo punto. In particolare modo si è fatto e si fa un gran parlare sul concetto della sommatoria e sul punto vogliamo fare alcune considerazioni che possano essere per tutti utili.
Nei contratti di mutuo e di leasing sottoscritti dai clienti con banche e/o società finanziarie quando nei loro confronti vengono promosse delle cause sentiamo eccepita la contestazione dell’applicazione di tassi usurari sulla base della semplicistica ‘sommatoria’ del tasso di mora con il tasso interessi corrispettivi.
Di solito i Giusdicenti, pur ammettendo che il tasso di mora sia da ricomprendere nel TAEG quale elemento di remunerazione per la banca, preciserebbero però che è inammissibile immaginare di sommare tale dato con quello derivante dal tasso corrispettivo, ai fini della verificazione del superamento del tasso soglia.
Sul punto, si impongono talune brevi ma pregnanti osservazioni.
La difesa e gli assunti che poniamo in essere è ben conscia della ontologica inammissibilità della sommatoria dei tassi nel nostro Ordinamento giuridico e, pertanto, semplicemente mai avrebbe immaginato di incardinare un giudizio sulla scorta della mera contestazione cumulativa-matematica unilaterale di tali riferimenti.
Orbene, se tanto è vero, pur vero è che la ‘sommatoria’ dei tassi è un concetto (che deve essere) inammissibile anche per la stessa banca.
Nei casi di specie, di contro, i contratti avversati giudizialmente recano quasi tutti specificamente la prescrizione secondo la quale: su ogni somma dovuta e non pagata al momento della scadenza della rata, maturano (cioè devono essere sommati o aggiunti) interessi moratori.
A ben vedere quindi – e siamo al vero focus della questione – la banca/leasing applica gli interessi moratori non sul capitale, ma sulla rata (!) che, però, è già comprensiva di una quota capitale e di una quota interessi corrispettivi. Gli interessi moratori vengono quindi ‘sommati’ e non sostituiti agli interessi corrispettivi, a norma dello stesso contratto predisposto dall’Istituto bancario e/o finanziario; è da tale cumulo che scaturisce il travalicamento del tasso soglia che con le nostre difese eccepiamo.
È su questi fatti, dunque, che viene adito il Giudicante di prime cure, chiamato ad esperire il relativo accertamento sul momento genetico del rapporto, atteso che l’Ordinamento espressamente si riferisce agli interessi ‘pattuiti’ (non a quelli corrisposti). La ratio del precetto normativo, infatti, è censurare il pactum sceleris, ovverosia l’atto-l’ “accordo” con il quale la banca cristallizza le condizioni illecite, a prescindere dalla concreta dazione del non dovuto. È il patto in quanto tale, dunque, ad incarnare il reato, non la sua eventuale esecuzione (e ciò perché – come è nato – il reato di usura è un reato di pericolo e non in “esecutio”).
Alla luce di questo, non si spiega il motivo per il quale tali (gravi ed apertamente illecite) pratiche, non debbano essere censurate dall’Autorità Giudiziaria, che invece in taluni casi arriva addirittura a condannare chi propone la domanda; corroborando (invece di avversare) contegni bancari lapalissianamente contra jus.
In altre e più semplici parole: il corollario secondo cui il concetto di “sommatoria” è una pratica ontologicamente inammissibile, poiché non contemplata da nessuna norma né da alcuna giurisprudenza, deve valere sia per il debitore che per le banche. Nel caso in rassegna è l’istituto a prevedere in contratto che l’interesse moratorio è calcolato cumulativamente (e non sostitutivamente) a quello corrispettivo.
Ciò perché, in caso contrario, il malcapitato cliente dello spregiudicato istituto di Credito bancario e/o finanziario, si troverebbe a dover subire gli effetti di tale – contrattualizzata – sommatoria fra interessi moratori e corrispettivi, senza però poterla contrastare nelle aule di giustizia, perché ritenuta “inammissibile”.
In proposito non si può dimenticare né ignorare che tutti gli atti di precetto e di pignoramento notificati dalle Banche e Finanziarie ai debitori esecutati contengono una chiusura della sorte creditoria nella quale gli interessi moratori sono calcolati e pretesi estorsivamente sull’intero capitale, all’interno del quale campeggiano anche gli interessi corrispettivi, di fatto non emendati e debitamente sostituiti. Dunque la mora si aggiunge come ulteriore addendo. Non è questa sommatoria ex post, (ma in nuce già contenuta in sede di pattuizione) che la Banca ha imposto al cliente con la stipulazione del contratto originario?
Paradossalmente potrebbe dirsi che: ad essere inammissibile è la ‘sommatoria’ in quanto tale, non la sua eccepibilità in giudizio.
A conforto di quanto sostenuto, sovviene – non a caso – una robusta (ed avveduta) posizione giurisprudenziale contraria.
Occorre verificare il singolo contratto e stabilire se esso preveda interessi di mora in caso di inadempimento e se gli stessi siano sostitutivi dell’interesse corrispettivo. Infatti se la previsione contrattuale statuisce che la Banca debba applicare al cliente inadempiente solo e soltanto gli interessi di mora sul capitale, sostituendo questi agli interessi corrispettivi, non si farà la sommatoria tra tassi corrispettivi e tassi moratori, ai fini del calcolo del Teg e si verificherà lo sforamento del tasso soglia solo con riferimento al tasso moratorio…. Se invece il contratto prevede che il tasso moratorio si applichi in aggiunta a quello corrispettivo, allora i due indici andranno valutati congiuntamente ed il risultato andrà confrontato con i limiti normativamente imposti (legge 108/96 e successive modifiche)… Prevedendo il contratto che gli interessi di mora non si sostituiscono a quelli corrispettivi, ma si sommino a questi(quindi su ogni rata già formata da quota capitale e quota interessi corrispettivi) si può concludere che, applicando la normativa al contratto de quo anche gli interessi di mora siano da computare ai fini del TEGM e pertanto quest’ultimo sfora il tasso soglia(vigente al momento della stipula) ed il contratto di mutuo sia usurato ab origine quindi trova applicazione la sanzione civilistica dell’art.1815 c.c ultimo comma” (Tribunale di Parma sezione fallimentare procedura numero 26/2013 – Giudice delegato dott. Pietro Rogato; curatore rag. Raffaele Quarantelli).
Il tribunale di Bologna, con ordinanza del 10 novembre 2014, richiede al CTU di verificare “quale sia il tasso interessi concretaente applicato dalla banca al rapporto medesimo, sia con riferimento al tasso corrispettivo che a quello moratorio; se, inoltre, il tasso applicato nel corso del rapporto sia o meno conforme alle previsioni contrattuali; se, inoltre, in caso di difformità, il tasso concretamente applicato al rapporto superi o meno il tasso soglia rilevante ai fini dell’usura; in caso di superamento del tasso soglia, se tale superamento sia conseguenza dell’applicazione del tasso moratorio; se siano stati corrisposti o meno interessi di mora sull’intera rata (comprensiva degli interessi corrispettivi) con conseguente capitalizzazione degli interessi o se, al contrario, in caso di mora siano stati calcolati sulle rate successive alla rata scaduta e non pagata solo gli interessi di mora”;
Il Tribunale di Siena, con ordinanza del 29 ottobre 2014 avente l’istesso tenore, incarica il CTU affinché questi “accerti se ed in che misura il calcolo degli interessi di mora sia conforme alla misura contrattualmente pattuita (che vorrà indicare con specifico riferimento a una o più clausole numericamente individuate) o difforme da essa, con riferimento a ciascuna scadenza; Accerti se il contratto contenga una pattuizione (che vorrà indicare con specifico riferimento a una o più clausole numericamente individuate) che preveda espressamente che gli interessi moratori vengano computati sull’intero importo delle rate scadute, comprensivo di interessi convenzionali in esso conglobati, e/o sull’intero importo del debito residuo alla data della risoluzione del contratto, parimenti comprensivo degli interessi convenzionali in esso conglobati; accerti se ed in che tempi e misura gli interessi di mora siano stati capitalizzati. Ridetermini il computo del dare e dell’avere tra le parti sulla base dei versamenti eseguiti dal e imputando i medesimi prima in conto di interessi moratori, poi in conto di quote interessi convenzionali scadute e quote capitale scadute dalla più antica alla più recente; il tutto previa esclusione degli interessi convenzionali e/o moratori e/o premi e/o delle spese e/o di ogni altra voce applicati/e in misura superiore a quella prevista contrattualmente”.
In questo stesso segno concorre la sentenza 25/2015 del Tribunale di Enna, a mezzo della quale, tale Giusdicente, dopo aver chiarito che l’usurarietà di un rapporto bancario va valutata al momento della pattuizione e non a quello della dazione, ha correttamente calcolato il Teg sommando – nell’osservanza dello stesso crisma definito nel corpo del contratto – il tasso di mora con quello corrispettivo. Accertato il travalicamento del tasso soglia pro tempore vigente da parte di questo valore, ha proceduto a declarare la usurarietà del mutuo ed a derubricarlo da oneroso a titolo gratuito ex art 1815 c.c., con la residuale obbligazione, in capo al cliente, di restituire solamente il capitale e non già alcun tipo di interessi, nemmeno quelli legali.

Tali pronunce riattribuiscono dignità al contraente debole vessato dalle banche e dalle finanziarie e contribuiscono – in maniera scientificamente corretta – a dare il giusto valore alle norme di diritto positivo, che governano la materia.

Vi ringrazio per l’attenzione prestata a queste poche righe che possono essere però utilizzabili oltre che in dissertazioni generiche anche inserite “ad abundantiam” nei nostri atti giudiziari.

Mazzano lì 22.07.2015